La banca del rinascimento
di
Armando Verdiglione
Il
rinascimento ha invaso il pianeta, instaurando la modernità
e le rivoluzioni industriali, non più circolari ma
dirette alla qualità. Con il rinascimento la scienza
è della vita, e non più del discorso come tale:
da essa l’arte e la cultura sono inscindibili e risultano
proprie della memoria e costitutive della struttura del viaggio
della città, dell’impresa, della banca.
L’intellettualità
presiede alla banca, come a ciascuna azienda. Il cervello
è il dispositivo intellettuale: dispositivo di direzione,
dispositivo di valore. Questo valore intellettuale è
il capitale, la cifra, della banca come della vita: il valore
del bello, il valore dell’Italia. E la speranza è
assoluta, anziché facile: nessuna ombra sta dinanzi,
nessuna alternativa alla riuscita.
Giuseppe
Mussari trae la migliore lezione dal rinascimento originario
e assegna alla banca una missione di civiltà, favorendo
l’instaurazione di dispositivi intellettuali e ribadendo
il criterio della qualità, come la virtù della
sussidiarietà, senza più rispettare quegli standard
e quei canoni che protraggono i modelli del protezionismo
e dell’assistenzialismo.
Giuseppe
Mussari si attiene a un approccio tanto intellettuale quanto
pragmatico e traccia, con entusiamo, le direttive per la scrittura
dell’esperienza, le direttive per ciò che resta.
E ribadisce che nulla è già scritto: l’essenziale
è ancora da scrivere. Senza precedenti. Con l’humilitas,
con la disposizione all’ascolto. Con l’intelligenza,
arte del fare. Con la generosità. Con l’indulgenza,
che dispensa l’evento. In breve, con il diritto dell’Altro,
nonché dell’ospite. E quando la fede nella riuscita
è assoluta, quindi senza alternativa, le cose si scrivono
e si qualificano. Giuseppe Mussari indica, appunto, alla banca
il compito di favorire il processo di valorizzazione dei beni
culturali e artistici, delle aziende, nonché dell’Italia.
Gli scritti di Giuseppe Mussari costituiscono un paradigma
planetario, lontano da quei luoghi comuni, che pervadono i
discorsi attribuiti da Leonardo da Vinci ai “trombetti”.
|